SAPIENZA & SOCIETÀ
Il 25 maggio 1988 creai un personaggio frustrato,
che va a fare la spesa ad un supermercato. Ogni volta che l'uomo fa la spesa
gli lasciano dei talloncini misteriosi che promettono una supersorpresa da
nababbi. Raccolti 30.000 talloncini, lo proclamano superfortunato. La sorpresa
è che in una isola del Giappone (o mille altri luoghi interessanti)
c'è per lui un pasto pronto a base di formiche rosse, aragostine, bambù,
sushi, etc. Una geisha pronta a massaggiarlo e offrirgli il tè, una
serata indimenticabile in un locale con orchestra e ballerine e un albergo
di lusso pronto ad ospitarlo per 3 notti. Il tutto grazie ai 30.000 talloncini
del supermercato. Il viaggio, ahilui, è a suo carico. Alle rimostranze
dell'uomo, il direttore gli rispose di non avere fiducia in se stesso. Lo
splendido e indimenticabile regalo è valido per un anno e 8 mesi. "Si
stima così poco da non riuscire, in quasi due anni, a raggiungere l'isola
del Giappone?" rispose il direttore. In tal caso dovrà curarsi
per riacquistare fiducia in se stesso. Infatti, disse il direttore, l'omaggio
ha come obiettivo un duplice scopo:
* il regalo in se stesso
* l'input a diventare una persona degna e benestante, e non rimanere un poveraccio.
© copyright - 24 febbraio 2003
Ho fatto questa premessa per far capire che tutto ciò che intuisco
30 o 20 o 15 anni prima, poi si realizza. Bene. Oggi 24 febbraio 2003, sono
andata a fare la spesa al supermercato e mi sono accorta che questo sistema
si sta realizzando sia pure in piccolo, per il momento. Ma non tanto piccolo
Proprio oggi, c'erano diversi prodotti interessanti, col 50 o 40% di sconto.
Faccio una piccola spesa e vado alla cassa.
- Non mi tornano i conti. Chiedo alla cassiera se mi ha scontato i 3 o 4 prodotti
- Sì, mi dice la cassiera
- Scusi, ma non mi sembra proprio che siano stati scontati
- Signora! Non sarà scontato adesso, ma la prossima volta avrà
lo sconto
- Non capisco. Normalmente, quando ci sono gli sconti, si vedono subito, adesso
invece 18 euro e passa erano, e 18 e passa adesso lo sono ancora
- La cassiera gira il volto di qua e di là per chiedere aiuto. Si sente
persa. Signora, la prossima volta avrà lo sconto
- Questo me lo ha già detto. Vorrei capire. Dove va a finire lo sconto?
- La cassiera va in tilt, chiama aiuto col microfono. Nel frattempo una giovane
donna soffre di impazienza, e guarda me sperando che io capisca subito, ha
fretta, deve andare a prendere la bambina dalla scuola.
- Vada dal direttore, mi consiglia la cassiera
Vado dal direttore con i due sacchetti della spesa.
- Me lo può spiegare lei? chiedo al direttore
- La prossima volta lei avrà lo sconto, mi dice placido il direttore
- Questo me lo hanno già detto. IO VORREI SAPERE DOVE SI VA A FICCARE
LO SCONTO.
- È nella carta Fidiamoci!
- Potrei anche fidarmi, rispondo io, ma non so cosa c'è attualmente
nella mia carta. E dovrei perdere un'eternità di tempo per sapere se
la prossima volta è stato inserito lo sconto di una spesa per ora virtuale
e futuribile. E di più, dovrei controllare anche la prossima spesa.
Che bisogno c'è di fare tante complicazioni se la limpidezza è
la madre dell'onestà?
- Lei avrà lo sconto, ripete inflessibile il direttore
- Scusi, se io decidessi di non venire più in questo supermercato?
Io tornerei a casa con una spesa senza sconto. O no? Oppure, potrei partire
per 6 mesi e lo sconto va a finire nel nulla. Giusto?
- Il direttore spalanca gli occhi, non ci aveva pensato
- E poi, scusi, il mondo intero è pieno di incertezze, dubbi, mancanza
di sicurezza, angosce, ansia, tensioni, inquietudine e così via. E
dobbiamo inquietarci anche per fare la spesa? Che genio chi ha inventato questa
promozione! Non si rende conto che la gente ha bisogno di sicurezza e di certezze?
- Facciamo una cosa, dico io. Questi sono i prodotti, pazienza che ho perso
tempo per scegliere quel che mi serviva, non importa. Le lascio qui la spesa
e lei mi restituisce i soldi. Preferisco così.
Ho dovuto lottare in modo estenuante per farmeli dare.
Perché l'ho fatto? Mi sono sentita disgustata!!! Quei prodotti, sicuramente buoni, erano diventati il simbolo di giocolieri tipo la roulette. Non a caso, dopo aver perso la carta Fidiamoci!, mi avevano azzerato circa 900 punti, tempo fa..
E così ho voluto fare una rubrica divertente e soprattutto reale.
Nessuna invenzione, nessuna fantasia, nessuna falsità. Si tratta di
osservare attentamente gli atteggiamenti della gente, che automaticamente
fanno scattare l'assurdo e la risata, ma anche l'inquietudine, senza che i
personaggi in causa se ne accorgano. Che ci siano ignoranza, furbizie, idiozie,
tenerezza, cafoneria o altro, la realtà pratica sorprende comunque.
Stile & Società
I pidocchi di Milano - 20 Febbraio 2003
Ero molto concentrata a scrivere il mio nuovo
libro quando mi telefona Carola, una mia conoscente.
Stavo per dirle subito che ero occupata a scrivere, ma Carola era in crisi
di pianto, e così ho dovuto occuparmi di pidocchi.
- Gaya, sono disperata, la bambina ha preso i pidocchi nell'asilo nido!
- Carola, non sono esperta di pidocchi.
- Ci siamo legate la testa con dei fazzolettoni, io e la bambina. Non so cosa
fare, quello stronzo di mio marito se ne sta in ufficio come se niente fosse!
E già, lui ha la testa pelata!
- Pelato o no, i pidocchi trovano comunque un nido per fare le uova
- Cosa vuoi dire?
- Bè, potrebbero nascondersi sul pube
- Dio mio!
- Se mi mettete tutte e due nella vasca da bagno, con acqua molto calda, e
tenendo i capelli
nell'acqua i pidocchi non affogano? Lo shampoo?
- La suocera: il pidocchio fa l'uovo. E bisogna prendere le uova uno per uno
e ucciderle. I pidocchi saltano fuori dall'acqua, sono furbi.
- Carola: abbiamo telefonato al Comune ma ormai era già tardi, nessuno
ha risposto
- La suocera: ma questo "Libertino" qui, che razza di sindaco è?
In una città come Milano devono esserci i pidocchi? Non riescono neppure
a togliere i pidocchi
[censura]
- Ormai è sera - dice Carola - cosa possiamo fare? Mi viene una rabbia!
Ma che razza di marito ho? Con centinaia di pidocchi in casa
e come
facciamo a dormire con i pidocchi?
- Gaya: secondo me, la cosa migliore è ormai dormire in un albergo,
anche perché - girandosi nel letto - i fazzolettoni prima o poi si
aprono ed escono i pidocchi. Vi consiglio di andare in un albergo di lusso
e lasciare i pidocchi magari nell'Hilton, tanto voi non avete problemi di
povertà
- Scusa Gaya, ma ti sembra il caso di fare umorismo? Anche tu! A me viene
da piangere.
- La suocera: i soldi ce li avete, chiamate la disinfestazione e fate lavorare
gli operai per tutta la notte, finché non uccidono tutti i pidocchi.
A costo di pagarli tremila euro, pidocchio per pidocchio. Cento euro a pidocchio.
- Carola: allora si dovrebbe pagare più di 20 mila euro! (riferendosi
alla suocera), ma siete tutti matti?
- Carola, io non posso aiutarti. Mi dispiace, devo uscire
- Va bene Gaya. Tra non molto arriva mio marito e sono cazzi suoi.
Ciao, Carola, ciao.
Cultura & Società
La Milano che lavora - 31 Gennaio 2003 - ore 12,30
Entro di corsa in un negozio di casalinghi
e chiedo una decina di turaccioli.
Dietro il bancone c'erano due giovani. E mi guardano con occhi spalancati.
- Vorrei dei turaccioli
- I due si guardano negli occhi, e uno dei due si copre la faccia con la mano,
per non farsi vedere che cominciava a ridere, come se io fossi un'handicappata.
- Non ho capito, cosa desidera?, dice l'altro
- Turaccioli, ho insistito, ho bisogno di una decina di turaccioli
Chiamano il titolare, mentre i due giovani non riuscivano a nascondere gli
scoppiettii di riso e di derisione. Arriva il titolare.
- Desidera?
- Ho bisogno di almeno dieci turaccioli, vi sembra strano chiedere dei turaccioli?
Il titolare mi guarda bene in faccia e anche lui comincia a sorridere come
se io fossi un pò pazza.
- Lucia, gridò alla moglie, vieni qui, che noi non riusciamo a capire
Arriva la moglie tonda e grassotta.
- Cosa vuole signora?
- T U R A C C I O L I!!!, insisto
- Noi non li conosciamo. Di che si tratta?
Cominciai a credere che in questo negozio ci fosse una candid camera, e anch'io,
per non essere di meno comincio a ridere
- C'è una candid camera qua dentro? chiedo. Non l'avessi mai detto.
Ormai i titolari e i commessi erano ormai sicuri che io fossi pazza
- Tu, tu, accioli? E scoppiano a ridere.
- Per tappare una bottiglia non ci vogliono i turaccioli?
- AHHH, forse quella signora vuole un tappo, dice la moglie. Luca, vai a vedere
se abbiamo i tappi.
Non avevano i tappi.
E ancora adesso non sanno cosa siano i turaccioli.
Esterrefatta, uscii dal negozio, e tornando verso casa, mi sono chiesta se
uso un linguaggio da troglodita.
Dolcezza & Società
Una giornata particolare - 18 Febbraio 2003
A mezzogiorno mi rendo conto di avere un'enormità
di buone cose in cucina. Mi opprime l'idea di doverle buttare per eccesso.
E chiedo a Dio di mandarmi una persona che voglia venire in casa mia per condividere
tanto cibo. Squilla il telefono e arriva Bruna, una persona che ha fatto il
seminario con me. Prendo al volo questa opportunità.
- E subito dico: Perché non vieni a pranzo con me?
Detto e fatto. Suona il citofono ed è Bruna.
- Gaya, a che piano sei?
- Al settimo
Nei piani bassi sento un certo rumoreggiare, e Bruna non sale.
Aspetto e aspetto, ma Bruna non c'è più. Guardo dalla finestra
ad est, ad ovest, a nord e al sud, ma Bruna è scomparsa. Un malore?
Che sia successo qualcosa? Ma la sua presenza c'è, sia pure invisibile.
E allora? Aspetto la materializzazione.
Una signora del condominio mi dice che al piano terra c'è una persona
intrappolata nell'ascensore.
Dal settimo piano provo a dire ad alta voce: "Bruna?".
Nessuno risponde.
Scendo le scale fino al piano terra e trovo due inquilini che tengono ferme
con le dita 5 centimetri di spazio per dare aria all'ascensore.
- Ma perché, sta soffocando? Chiedo
- Nei 5 centimetri di spazio riesco a vedere un pezzo di cappellino
- Bruna, sei tu?
- Gaya, sono qui da mezzora.
- Stai in piedi?
- Si.
- Perché non ti siedi?
- No, non importa.
- Per fortuna non hai problemi di claustrofobia - la rassicuro
- Quando verrà il tecnico? - chiedo ai due signori che tengono le dita
ferme sui 5 centimetri per l'aria
- Dovrebbe arrivare subito, dice il primo
- Però è già mezzora che teniamo le dita tirate, dice
il secondo
Arriva un ometto piccolo come un bambino, è il tecnico. Sale silenzioso
sulle scale e sempre silenziosamente l'ascensore si apre come abracadabra
Finalmente, a casa mia, Bruna si toglie il cappellino, il cappotto, i guanti
e con un sorriso dolcissimo da buddista, si siede a tavola per ringraziare
Dio.
Illusioni & Società
I reincarnati di Genova - 12 Marzo 2003
Ci troviamo in un gruppo di persone, in un
salotto di Genova. E una donna, (chiamiamola Enrica), comincia ad attrarre
l'attenzione sul visibile e l'invisibile. E dice cose di una tale sicurezza
da restare senza fiato.
- Enrica, 56enne: Maddalena è mia figlia, si è reincarnata.
- Quanti anni ha tua figlia? chiedo ad Enrica
- 50. Hai partorito una figlia a 6 anni?
- Nooo! Non è una figlia carnale attualmente, ma so di certo che è
una mia figlia, si è reincarnata dopo 300 anni.
- E come fai a sapere con certezza? chiedo
- Me lo ha detto il mio spirito guida.
- Gaya: ma lo sai che questi spiriti guida sono dei bricconi e prendono in
giro tutti? Non è meglio pensare con la propria testa?
- Ho visto in sogno una bambina che mi chiamava mamma. È una storia
lunga. Anche mio padre si è subito reincarnato dopo la morte. È
arrivato adesso, è nato due anni fa.
- Ti somiglia molto?
- No. Ma so che è lui.
- E questo bambino/ex padre da chi è stato partorito?
- Da mia nuora
Sarebbe troppo lungo parlarne dettagliatamente, di fatto Enrica è sicura
che tutti i suoi familiari, parenti morti e altri siano tutti reincarnati.
C'è una colonia intera di reincarnati.
- Enrica, ma ti rendi conto che solo Dio o un grande essere spirituale può
sapere se è vero? mi permetto di dire.
- Te lo assicuro, Gaya. (E fa un sorriso che significa: tu non sai abbastanza).
- Elena: a Roma una veggente disse a un uomo, che faceva un mestiere umile,
di essere in realtà un grande faraone. L'uomo ci credette e si immedesimò
nel ruolo del faraone. Lasciò il suo mestiere di ferri vecchi e non
volle più lavorare. Voleva essere ossequiato e venerato. La moglie
era disperata. Ma dopo un po'di tempo, la curiosità ebbe la meglio.
Molte persone cominciarono a chiedere dal faraone informazioni di ogni tipo,
lasciando poi un tot di soldi a persona.
- Gaya: ci sono milioni e milioni di faraoni incarnati. Com'è possibile
che su questo pianeta ci siano milioni di faraoni se i veri faraoni sono pochissimi?
Non è un'illusione? (Silenzio e sconcerto).
È impressionante sentire sciocchezze
di ogni genere. Che si tratti di problemi commerciali? Ci sono persone che
si creano un loro mondo personale e lo vivono come se fossero verità.
D'altronde, nel loro mondo, possono sentirsi sicure e, in un certo senso,
c'è del buono: l'idea di una colonia di reincarnati potrebbe avvicinare
il clan, e può anche servire a lenire i traumi e le ferite della vita.
Chissà!
La reincarnazione, ovviamente, esiste e come. Ma solo un essere spirituale
può sapere chi si è reincarnato, quando, come, perché.
Il resto sono barzellette astrali.
Efficienza & Società
La segretaria robotizzata - 25 Marzo 2003
Mi trovo a Venezia, in casa di amici. Prima
di partire sento un messaggio sulla mia segreteria telefonica: era un personaggio
molto potente, potentissimo. E pensai di chiamarlo appena fossi arrivata a
Venezia.
Avevo dimenticato il cellulare e chiesi ai miei amici se potevo fare una telefonata
interurbana.
- Buongiorno, vorrei parlare con il dr. Pimpompam
- Il dottor Pimpompan non c'è
- Guardi che il dr. Pimpompam
- No, il dr. Pimpompam non c'è. Il suo nome?
- Mampinpin. Ho urgente bisogno del
- Il dr. Pimpompam è fuori Roma
- Mi ascolti, per favore
- Il dr. Pimpompan è a Bruxelles
- No, è a Roma e mi sta cercando
- Il dr. Pimpompam è all'estero
- Guardi che la casa del dr. Pimpompam
-
sta bruciando
A questo punto la segretaria non si è neppure accorta che la casa del
dr. Pimpompam stava bruciando. Era talmente focalizzata nel suo ruolo che
non ha capito quel che avevo detto, sembrava proprio un robot distratto. Io
ho buttato lì quella frase per vedere se riusciva ad ascoltare. No.
Non ha ascoltato.
Ma si sono spaventati i miei amici sentendo che la casa del dr. Pimpompam stava bruciando. Almeno loro hanno spalancato gli occhi. Ovviamente, nessuna casa stava bruciando, era un modo per far capire che l'automatismo e l'eccesso di efficienza impediscono di ascoltare. Infatti continuava a martellare le stesse parole all'infinito. Ma il bello è che la segretaria aveva registrato involontariamente quel che io avevo detto. E quando il dr. Pimpompam, solo finalmente nel suo ufficio, ha ascoltato le registrazioni, ha scoperto che la sua casa stava bruciando ed è scattato l'allarme. Le quattro o cinque persone della scorta si sono precipitate nella casa del dr. Pimpompam, ma la casa era sicura e tranquilla.
È veramente difficile riuscire ad
ascoltare il prossimo, di questi tempi!
Equivoci & Società
Terrore sull'Eurostar - 8 aprile 2003
Mezza addormentata, per essermi svegliata alle 5, arrivo alla stazione centrale e mi siedo nel mio posto prenotato. Subito dopo si siede accanto a me un ragazzo di colore, ben vestito e profumato, con un giubbotto casual. Solo dopo qualche minuto mi sono accorta che il giubbotto era rigido e imbottito come se, all'interno, avesse addosso un'enormità di roba attaccata attorno alla vita e al torace. Oggetti? Quando si muoveva si sentivano come dei fruscii di metallo. Da quel momento in poi la mia attenzione era focalizzata totalmente sul ragazzo. Mi sono alzata per sapere se aveva una valigia o un borsone. Sì, aveva un borsone nero talmente grande che non si poteva infilarlo in alto sui bagagli. Lo aveva messo in una zona libera, dove c'è solo un sedile in coda. Ho aspettato che si togliesse di dosso il giubbotto, ma lo teneva chiuso, senza neppure slacciare un bottone.
Il treno filava silenzioso, in genere alle 7 di mattina le persone hanno poca voglia di parlare, al massimo danno uno sguardo ai giornali. Io mi sentivo inquieta. Perché questo ragazzo era così imbottito? Non volevo crederci, ma di colpo mi venne in mente che esistono i kamikaze. E se questo ragazzo fosse imbottito di tritolo, per farsi esplodere e fare una strage sul treno? Non ero più inquieta, cominciavo a sentire un filo di terrore.
Con una spinta toccai la durezza del giubbotto,
come se lo avessi toccato involontariamente. C'era del duro dentro. Decisi
di fare qualcosa, non volevo più allarmarmi. Con voce bassissima e
con
molta sfacciataggine, mi rivolsi al ragazzo e dissi:
- Lei è un musulmano?
- Il ragazzo rimase sorpreso, spalancò gli occhi e poi disse "sì"
- Si sente parlare di ragazzi che si fanno esplodere, lei cosa ne pensa? Lo
farebbe?
- Il ragazzo si mise a ridere, si sentiva a disagio, sfuggiva gli occhi
- Sa cosa stavo pensando vedendo che lei ha un giubbotto tutto duro e imbottito?
Vuole che le dica la verità? Ho pensato addirittura che lei voglia
farsi esplodere! Naturalmente sto scherzando, ma non si sa mai
- Il ragazzo rimase con gli occhi spalancati come se fosse drogato, e subito
dopo scoppiò a ridere con le lacrime agli occhi.
- Non le dispiace se si toglie il giubbotto? gli chiesi
- Il ragazzo continuava a ridere e poi disse: Non posso.
- Perché?
- Non posso, sono cose mie
personali
- E se lei fosse imbottito di tritolo? Mi dica la verità!
- Che verità, balbettava il ragazzo, con enorme disagio. Sono fatti
miei. Ma lei è proprio curiosa!
- Sì, sono curiosa. Faccia finta che lei siamo amici. Sta passando
il bigliettaio, se non me lo dice io potrei parlarne al bigliettaio, non si
può giocare con cose del genere
ne va della vita delle persone
- Ohhhh! il ragazzo sembrava sconvolto e finalmente si decise ed ebbe il coraggio
di dirmelo in via amichevole.
Mi fece vedere di nascosto tre metri interi di salame ben avvolti di alluminio,
perché - per la fretta - non c'era più posto nel suo saccone
nero. Lo doveva regalare agli amici. E in quel momento, prima di partire,
non aveva trovato neppure un sacchetto.
Glielo diedi io e finalmente si rilassò e si tolse il giubbotto.
Mi sono scusata mille volte e ho ringraziato il ragazzo per la sua gentilezza.
Ciao Abdullah, scusami ancora, scusami, ti prego. Che Dio ti benedica.
L'ho sempre detto che la mattina per me è micidiale, a quelle ore sono
ancora da qualche altra parte e creo dei guai, meglio stare zitta, sono pericolosa,
le mie energie si materializzano solo dopo mezzogiorno e per tutta la notte.
Il resto della giornata è stata molto bella e gioiosa, a Roma c'era un bel sole. Vorrei tanto tornare a vivere a Roma. Prima o poi succederà.
P.S. Ma non poteva Abdullah avvolgere i tre
metri di salame ungherese con l'alluminio e poggiarlo sul tavolino sfilabile
o metterlo sul bagagliaio? Evidentemente ogni etnia ha i suoi costumi!
Cittadini del mondo & società
Mi è arrivata un'mail speciale:
così fresca, pulita e originale che ho deciso di lasciarla così
com'è.
Me l'ha mandata una ragazza che ha vissuto e vive in varie parti del mondo,
parla ovviamente diverse lingue, anche l'italiano, ma con l'italiano ha qualche
problema di lettere, tipo ogghiata al posto di occhiata, ma se la cava bene
anche a Milano. È simpatica e divertente.
"Ciao Gaya come va?
Io così così, la settimana scorsa volevo chiamarti perché
venissi qui a vedere fastweb e poi così si chiacchierava un po', ma
mi è successo un casino dopo l'altro. Prima la lavatrice mi faceva
scattare la luce di casa ogni 5 minuti, poi quando finalmente mio padre (venuto
a Milano di passaggio), è riuscito ad eliminare il problema, dopo un
giorno non scaldava più, quindi ho dovuto cercare qualcuno che venisse
il più presto possibile, ma essendo pasqua ho dovuto comunque aspettare
due giorni, avendo già tanti di quei vestiti da lavare, una montagna!
Infine giovedì ho saputo che mia madre che era in viaggio in Niger
è caduta dal cammello e aveva serie lesioni alla schiena, non si poteva
piegare, tutto un bel disastro, meno male mia madre è riuscita a tornare
lo stesso in aereo sabato scorso, e quindi sono andata a trovarla a Ginevra,
è da lì che ti scrivo. Vuol dire che ci vedremo al mio ritorno,
penso che rimarrò qui questa settimana e torno con mio padre, a parte
imprevisti. Spero che tu stia bene, come va con il libro? Io ho dato un'ogghiata
al libro che mi avevi dato sulle Pleiadi, sembra molto interessante e si ricollega
ad altri libri che ho già letto, anche se erano più vaghi. Bene,
allora ci sentiamo, buona pasqua.
Giada"
P.S. E la madre di Giada caduta dal cammello
è immobilizzata? Neanche per sogno. È in piedi e cammina come
prima. L'ingegneria delle ossa è ormai una grande rivoluzione.