Durante gli anni 80 (non ricordo l’anno preciso), restai due giorni a Gazzada, provincia di Varese, per un ritiro spirituale organizzato  da “Rinnovamento nello Spirito”. 2/3 sacerdoti facevano brevi conferenze su Gesù e lo Spirito”. Ma parlavano soprattutto di cose umane, senza rendersene conto. Cercai di intervenire, ma ogni volta che parlavo, i sacerdoti replicavano con stizza, facendomi tacere. Così uscii e m’incamminai nel parco di Gazzada, con molta tristezza. Rivolsi la mia mente a Dio e Dio, per consolarmi, mi fece – come fa spesso per consolarmi, è una specie di codice silenzioso – trasformare alcune pietre in cuori. Notai un grande albero secolare. I tronchi erano grandi come poltrone e decisi di accoccolarmi sull’albero, per non sentire parole vane. E lì il grande albero mi raccontò una storia straordinaria. Ma attenzione, non si tratta di una favola o di una metafora. Quello che ho sentito realmente dall’albero, e in seguito scritto, è autentico e vero. L’ho chiamata “L’Aquila azzurra” perché la storia era stata raccontata da un’aquila azzurra. Spero che quel bellissimo albero sia ancora vivo.

 

L’AQUILA AZZURRA

Nel parco di Gazzada - negli anni 80

"C'è un albero della famiglia dei pini. Ha più di un tronco e ogni tronco è talmente grande  che due braccia non bastano neppure per racchiudere i suoi rami più piccoli. Mi sono arrampicata e accovacciata nella nicchia del tronco più basso. E, alzando gli occhi, non si vedono nè sole nè cielo, ma solo rami e foglie aghiforme.

 

"Come sei bello - gli ho detto - quanti anni hai?

- 150

- Chissà quante cose hai visto e sentito in tutti questi anni!

- Oh, si, tanti, ma solo da poco mi sono svegliato

- Non capisco, raccontami la mia storia

- La mia storia non la conoscevo neanch        'io finchè non è arrivata un’aquila azzurra

- Un'aquila azzurra?

- Si, aveva le piume azzurre e appena si è posata su uno dei suoi rami ho sentito un fremito di gioia e di pace. Ero piena di neve, sentivo freddo e lei mi ha riscaldato. E mi ha parlato. Nessun altro uccello mi ha mai rivolta la parola, ma venivano da me solo per ripararsi dalla pioggia o per giocare o fare i nidi sui miei rami. Ed ecco cosa ha detto l’aquila.

 

“In principio eri un’idea e quest’idea era presso il Padre di tutto quello che vedi e che non vedi. Poi il padre parlò. Chiamò uno dei suoi operai  e gli disse: “Prendi queste mie idee e rendile visibili in una piccola zona dei miei pensieri. L’operaio cominciò a vagare col potere che gli è stato dato, negli spazi messi a disposizione del suo padrone. Ma, man mano che l’operaio scendeva, di spazio in spazio, dimenticò l’essere dal quale aveva ricevuto l’incarico. Tu, quindi, eri un’idea e, anche tu, man mano che scendevi con l’operaio, cominciasti a condensarti  fino a diventare  un seme che racchiudeva ciò che ora sei diventato. In un piccolo spazio degli universi l’operaio creò la Terra. Il seme morì per far crescere l’idea racchiusa nel seme.

  Tu germogliasti, poi diventasti un ramoscello, poi un albero grande e forte. L’operaio ti guardò, si compiacque di te come di tutte le altre idee che gli erano state affidate. E disse a tutti: “Io vi ho creato, nessun altro. Siete miei e io sono geloso. Adoratomi”.

 

Grazie alla potenza che gli è stata data, tutta la creazione fu imprigionata dalle catene e dalle forme. E tutta la creazione cominciò a gemere nelle sue forme, perché sentiva, nel profondo di se stessa, la nostalgia del vero padre. Sappi perciò, che un giorno anche tu tornerai alle tue origini e acquisterai la libertà che ti è stata tolta. Potrai camminare, volare, assumere tutte le forme che vorrai. Potrai parlare e cantare, non sentirai né freddo né caldo. Le tue foglie non cadranno più. Sarai sempre verde e rigoglioso e, all’amore del padre e all’amore di tutte le creature da lui pensate e generate, conoscerai un altro cielo, miriadi di altri cieli e miriadi di altre terre”.

 

L’aquila tacque e stava per andarsene. Ma io, stupito, le dissi:

 “Chi sei tu? Come fai a sapere queste cose? Perché dovrei crederti?”

Perché sono lo Spirito di verità, rispose l’aquila azzurra, prima di volar via

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